STORIA E TRADIZIONI

La Val di Fassa, ora tra le più frequentate località turistiche di montagna , ha attraversato nel passato periodi di povertà legati alla natura povera di risorse e alla vita che dipendeva solo dai raccolti e dagli allevamenti, prevalentemente pecore e mucche. Vi erano anche alcuni artigiani che per guadagnare qualche cosa, a piedi, si dirigevano verso terre confinanti per vendere i loro manufatti. In particolar modo le loro produzioni erano molto richieste in Baviera e perfino anche in Francia per abbellire chiese ed abitazioni: questi uomini partivano in primavera e tornavano alla fine dell’autunno. Le donne rimanevano a casa con i bambini e si occupavano dell’educazione dei figli, della casa, dei raccolti e del bestiame. Fotografie, pezzi autentici e storici sono raccolti nei 600 mq di esposizione del Museo Ladino a Vigo di Fassa.

Vestiti tipici ladini

Il museo, usa una formula innovativa ovvero indirizza il visitatore a  sezioni staccate in giro per la valle, recuperando e valorizzando a sua volta, strutture di interesse etnografico, storico e culturale. Per quanto riguarda l’artigianato, nello specifico coloro che lavorano il legno, oggi in Val di Fassa sembra ancora che la tradizione non abbia mai smesso di tramandarsi da generazione a generazione: molti sono i negozi che oltre all’esposizione delle varie opere, lasciano intatto e visitabile il vero e proprio laboratorio dove è possibile assistere all’elaborazione del legno dal tronco al manufatto finale.  Altra attività importante è quella svolta dai “pitorès”, che soprattutto fino a prima del 1900 erano rinomati e richiesti soprattutto nella bassa Francia, Germania ed Austria.

L’IMPORTANZA DELLA I GUERRA MONDIALE

Monumento ai soldati combattenti della 1 Guerra Mondiale

La prima guerra mondiale segnò un profondo cambiamento nella vita degli abitanti della Val di Fassa. La dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia, il 28 luglio 1914, sancì l’entrata in guerra dei Ladini, i quali persero molti dei loro uomini sul fronte russo. Nel 1915 anche l’Italia entrò in guerra e il fronte si spostò sulle Dolomiti; l’area ladina venne divisa in due, aumentò il pericolo per la popolazione civile e buona parte del territorio venne distrutto dai combattimenti o dalle installazioni militari. I paesi della Valle di Fassa vennero sgomberati per un breve periodo e si ricorse all’aiuto degli Standschützen (volontari, per la maggior parte giovani, non soggetti all’obbligo di leva).

Trincea autentica Alpe di Luisia

Qui come in moltissimi altri settori del Trentino, la guerrà si combattè in prima linea e grazie alla sua posizione strategica fu scelta come una zona di retrovia e passaggio per merci e truppe dirette sul fronte che distava circa venti chilometri più ad est, a Livinallongo (in Cadore). Una traccia dell’attività di questo triennio di guerra è ancora presente a Vigo di Fassa, sede di un cimitero austro-ungarico. A sud della Marmolada invece il confine non era lineare e il fronte fu molto più vicino rispetto alla zona di Vigo. In questo modo, tra le Dolomiti nella zona del Passo San Pellegrino sono presenti le tracce dei trinceramenti e fortificazioni austro-ungariche ancora ben visibili, mentre nella zona di Moena è ancora visibile un forte risalente all’inizio ‘900. Oggi itinerari facili ed altri più impegnativi, per i quali sono necessarie una adeguata preparazione e tecnica, permettono di scoprire le condizioni in cui i soldati si ritrovano a vivere e combattere. Le trincee e le gallerie di Costabella e dei Monzoni, così come cima Bocche o la zona di Fango sono autentici viaggi nel tempo, per non parlare poi della Marmolada dove venne scavata la “città di ghiaccio”. Qui a Punta Serauta ci si può letteralmente perdere in centinaia di metri di gallerie, grotte e camminamenti così come altrettanto si può fare lungo la catena del Monte Padon con i cunicoli italiani della Mesola. Al “Museo della Grande Guerra 1914-1918” di Passo Fedaia e nella mostra “Sul fronte dei ricordi” di Someda, ricchi di documenti e di cimeli, il paziente lavoro di studiosi e appassionati offre una più ampia panoramica degli eventi. Una suggestiva occasione di riflessione è offerta dalla mostra fotografica “Guerra alla Guerra” ospitata in una postazione militare scavata all’interno del Sasso di Costabella