Il mio capodanno alle Surin Islands: perle in mezzo al mare delle Andamane

Due anni fa, nel 2018, sarebbero dovuti passare solo 20 giorni e sarei partita per la Thailandia per le mie vacanze di Natale. Che bella la sensazione di immaginarti già con le infradito e la canotta il 25 dicembre, fare gli auguri ad amici e parenti facendo il calcolo delle ore in avanti o indietro per tenere conto del fuso orario. Per molti queste cose sono insignificanti e stupide ma per chi è un appassionato viaggiatore queste attenzioni fanno parte del “pacchetto emozioni” che si inizia a scartare appena si arriva all’aeroporto. Eh va beh, diciamo tutti “toneremo a viaggiare” ci facciamo coraggio ma alla fine sappiamo che per quest anno ( e sicuramente per buona parte del 2021) dovremo lasciare nel sotto tetto le valigie. Siamo appassionati di viaggi, difficili da capire, incompresi nella nostra voglia di scoprire e vivere culture e posti nuovi e se per questo Natale non potremmo volare ore per raggiungere un qualunque posto del Mondo ( e neanche di Italia), non smettiamo mai di sognare e di programmare itinerari nella speranza di realizzarli il prima possibile: rimaniamo vivi nel modo che sappiamo noi.

Oggi vi parlo di uno delle mie tappe preferite del mio viaggio in Thailandia. Le Surin Islands. Questa tappa, seppure siete amanti del mare e seppure sia di una bellezza incredibile, raramente vi viene proposta all’interno dell’ itinerario tradizionale della Thailandia del Sud , caratterizzato dalle più classiche tappe balneari di Phuket e delle celeberrima Phi Phi Island. Il motivo si spiega facilmente per il fatto che l’arcipelago delle Surin risulta abbastanza difficile da raggiungere, in termini soprattutto di trasporti e di tempo, a maggior ragione se alloggiate o comunque vi trovate nella zona di Phuket. Le Surin Islands infatti, si trovano a 130 km a Nord di Phuket e pensate che sono a solo 5 km dal confine marittimo con la Birmania: un paradiso terrestre quasi conteso!

Colore tipico del mare attorno alle Surin Islands

Il porto di partenza per raggiungere queste gemme in mezzo al Mare della Andaman è infatti Greenview pier che dista circa 3 ore e mezza da Kata Beach ( località dove io alloggiavo a Sud della regione di Phuket). Come sono arrivata a scoprire questa meta ed inserirla nel mio itinerario della Thailandia di 12 giorni ( vedi il link https://www.portamiinviaggio.it/thailandia-di-oro-e-turchese/) ? Beh innanzitutto dopo aver letto con attenzione la mia lonely planet della Thailandia ( https://shop.lonelyplanetitalia.it/prodotto/guida-di-viaggio-thailandia ) strumento del quale non si può fare a meno per pianificare il proprio viaggio “fai-da-te” e poi navigando in internet fra le varie agenzie di viaggio locali. In questo caso , per esempio, mi sono avvalsa, dei pacchetti venduti dall’agenzia “Semplice Thailandia” ( guarda qui per avere maggiori informazioni https://semplicephuket.com/) . Premessa importante: avvalersi di pacchetti preconfezionati ha ovviamente vantaggi e svantaggi. Tra questi ultimi sicuramente un prezzo maggiore e i vincoli legati agli orari di partenza e di ritorno; dal lato opposto, fra i vantaggi, rientrano sicuramente il fatto di avere un referente ( spesso Italiano) utile qualora abbiate domande o debba essere lui a comunicarvi qualcosa e il fatto di avere la possibilità al quale appoggiarsi e il quale vi informerà qualora vi siano degli imprevisti, oltre al fatto che avrete una gestione spesso più facile dei bagagli che cosi eviterete di averli sempre dietro dato che durante la vostra gita potranno tranquillamente rimanere nel baule dei transfer o nelle agenzie stesse e li potrete recuperare una volta fatto ritorno. Io ,seppure sono un amante del “fai-da-te” ,in questo caso ve lo consiglierei. Nello specifico il pacchetto che ho comprato è stato un 2 days/1 night tour che comprendeva il primo giorno le Similan islands ( altra tappa immemorabile del mio viaggio in Thailandia) e il secondo appunto alle Surin. La notte l’abbiamo trascorsa in un resort in mezzo alla giungla , ovvero il Khura Buri Green View Resort (https://www.booking.com/hotel/th/kuraburi-greenview-resort.it.html) : il resort è davvero particolare, molto tipico e ben curato, un bagno di pietra e un letto con tanto di rete proteggi insetti e la camera assegnataci (deluxe) aveva un terrazzo che dava proprio sulla giungla immensa ei alla mattina svegliarsi con il verso insolito di uccelli tropicali e il barrito di un elefante è stato davvero emozionante! Un particolare a cui tengo porvi l’attenzione è poi la cucina: in questa tipica zona della Thailandia preparatavi a piatti molto tipici e locali ( senza eccezioni occidentali nel menu) e quindi dai forti sapori in agrodolce e piccante: l’esperienza è stata autentica sia a cena sia a colazione, ma non adatta a tutti i gusti!!Il transfer puntuale ci è passato prendere poi il mattino successivo e in poco meno di 40 minuti ci ha portato all’ingresso del Greenview Pier , dove una volta svolte tutte le pratiche e consegnateci tutta l’attrezzatura per fare snorkeling ( anche in questo caso la referenza dell’agenzia è stata fondamentale per una maggiore facilità e velocità all’accesso dell’imbarcazione) .

Pescherecci in partenza dal porto di Greenview

Si parte. Le barche Thailandesi ( così come quelle indonesiane e tutte quelle del mondo orientale) sono molto “precarie” e viaggiare con serenità ci vuole fiducia. Ma penso che il tutto faccia parte dell’esperienza idi un viaggio in un paese così lontano dal nostro ma così affascinante e ricco di bellezze naturali, oltre al fatto che la popolazione orientale a mio avviso è, in termini di gentilezza, rispetto ed altruismo, forse la migliore in tuto il mondo. Dopo meno di un’ora di viaggio il mare sulla quale scivola la nostra barca inizia ad assumere gradazioni di blu diverse, sempre più intense e luminose. Lo spettacolo sta per iniziare. alcuni uccelli dall’ ampia apertura alare attraversano la nostra traiettoria e il “capitano” della nave inizia, con un inglese molto imperfetto, a spiegarci quale sarà il programma di oggi e le caratteristiche delle Surin. Nel frattempo un bambino a bordo ci distribuisce una bottiglietta di acqua e delle caramelle: sarà il suo compito per tutta la giornata. La giornata è bellissima, il cielo è celeste, l’aria è calda e solo leggermente umida. E’ il 31 dicembre non avrei mai immaginato di finire l’anno in tanto bel modo e l’ idea mentale di essere in costume in mezzo ad un mare turchese mentre in Italia la giornata è piovviginosa, ravviva una sensazione di benessere.

Imbarcazioni tipiche utilizzate nei tour

Dichiarato Parco Nazionale Marino nel 1981, Mu Ko Surin National Park è un arcipelago costituito da 5 isole: Koh Surin Nuea, Koh Surin Tai, Koh Klang, Koh Ri e Koh Kai. Grazie alla stessa decisione del governo Thailandese di farne una zona protetta, queste isole sono rimaste escluse dall’occupazione turistica e dell’invasione di una modernità che sta un pò alla volta denaturalizzando molti paradisi terrestri per ricavarne zone turistiche spesso di lusso. Dei circa 140 mila kmq di Parco Nazionale, ben l’80% è oceano. Delle Isole Surin, le più grandi sono Koh Surin Nua (Surin settentrionale) e Koh Surin Tai (Surin meridionale), mentre quelle minori sembrano gemme che spuntano dalle acque cristalline. Ed è proprio queste ultime che iniziamo a vedere dopo un po’ che navighiamo: piccole isole che emergono dal mare fittissime di vegetazione verde brillante mentre attorno il mare diventa ancora più bello, quasi verde – azzurro. Provo a scattare delle foto ma i colori sembrano non rendere tanto quanto la realtà. Il marinaio continua a spiegarci che in queste isole non vi sono abitanti se non i rangers del parco e una particolare popolazione nomade ( i cosìdetti “Zingari di mare”) ovvero i Monek, una popolazione che vive al largo della costa sud della Birmania fino a queste isole, in stretta simbiosi con il mare e che sopravvive grazie al solo pescato dal mare; solo durante il periodo dei monsoni ( ovvero durante la nostra estate), i cittadini del mare si spostano sulla terra ferma.

Da qualche tempo i tour locali hanno ottenuto il loro permesso per far si che il loro villaggio possa essere visitato dai turisti in cambio di aiuti economici e di cibo. I Monek lavorano su imbarcazioni ricavate da u unico tronco di legno ed abitano su palafitte. La visita al loro villaggio sarà comunque tappa del pomeriggio e sarà nella mia memoria un ricordo indelebile.

La navigazione prosegue ed nelle zone più trasparenti l’imbarcazione si ferma e chiede chi vuole tuffarsi per ammirare i fondali, chi non vuole può stendersi nella prua della barca su morbidi materassini gonfiabili. Ci troviamo qui infatti in uno dei più bei siti di snorkeling della Thailandia e del mondo, grazie alla presenza di vaste e bellissime barriere coralline e splendidi fondali. Verso l’ora di pranzo ci avviciniamo ad una delle due isole principali e abbiamo a disposizione circa due ore per esplorare l’isola ( di fatto non c’è nulla se non una natura incredibile e l’occasione di vedere da vicino scimmie e l’uccelli dai colori unici. Il pranzo è compreso nel pacchetto ed è abbondante e delizioso: vi è riso e carne ( di quale tipo mi rimane da sapere…) e lo gustiamo sotto l’ombra di slanciate palme. Dopo una sosta dopo pranzo ripartiamo.

Ho scattato tantissime foto su queste isole e durante il tragitto in mare ( dai un occhiata al mio profilo (https://www.instagram.com/sary_lifeandtravels/) . Ho fatto tesoro del silenzio, del rumore della natura e dello splendore di quest ultima. Ho riflettuto ed ho ritrovato conferma sul fatto che spesso tentenno prima di prenotare un viaggio, combattuta dalla possibilità di risparmiarmi qualche soldo a fronte di passare tutte le mie ferie in giro, ma poi quando mi trovo davanti a tale meraviglia mi crescono dentro di me tanto grandi emozioni che quasi mi sembra irreale la bellezza del mondo.

Un punto snorkeling

Il sole al ritorno era stato vinto da delle nuvole che avrebbero portato la pioggia nel nostro ritorno a Phuket. L’aria era cambiata e il mare era diventato più agitato, la gente stanca e sognante, si era coperta con i teli da mare umidi per ripararsi non solo dal freddo ma anche da continui schizzi di acqua salatissima che arrivava ogni volta che un’onda si infrangeva nello scafo. Una volta ritornati al porto , abbiamo riconsegnato il materiale e siamo stati invitati ad aspettare i nostri transfer sotto ad un tendone: qui ci è stato servito di tutto e di più, da biscotti e the o caffe caldo, a torte, tramezzini e ogni tipo di pad thai . Poi siamo saliti nel autubus ed è iniziato il nostro viaggio di 4 ore di rientro a Kata Beach. Saremo arrivati al nostro hotel alle ore 22, dopo due ore sarebbe finito l’anno.. e lo avrei finito con dentro immagini uniche ed indelebili.

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