Viaggi & Covid: l’arte di focalizzare le emozioni e metterle in posa in uno scatto

“Ogni tramonto è il momento più adatto per ricordare quello che si è fatto e per sognare quello che si farà”

Emozioni . Arrivano all’improvviso ma se ben analizzate sono quasi sempre correlate ad una situazione futura, passata o vissuta in un mentre specifico. E cosi vi chiedo “Vi è mai capitato di cogliere quello stato d’animo esattamente prima di una vostra partenza? Se si, che tipo di emozione era? O al contrario, avete mai vissuto quel medesimo flusso di pensieri però questa volta nella strada del ritorno, magari appoggiando il capo al finestrino del mezzo su quale state viaggiando: che forma ed intensità hanno avuto le cose che vi sono passate a mente? E invece, che mi dite delle emozioni che arrivano dal nulla ma allo stesso tempo in un preciso istante, mentre siete in vacanza, magari mentre siete concentrati ad osservare , ascoltare, vivere un preciso attimo più intensamente del solito?

Senza dubbio è un fenomeno comune. Ma forse non tutti hanno avuto l’interesse o la voglia di tradurre quel flusso di pensieri in parole scritte su un foglio o su un tablet e neppure di fotografare quell’ attimo. Mi potreste chiedere, perché fotografare ? Un’ emozione o uno stato d’animo mica ha una forma? E poi se non ho oggetti interessanti da fotografare in quel preciso istante , che senso ha? Forse l’errore comune sta proprio nel considerare queste occasioni come momenti privi di significato, ovvero come “uno dei tanti”.

Spesso, infatti incorriamo nell’errore di valutare un’esperienza fatta mediante un criterio quantitativo, da un punto di vista materiale e riteniamo una situazione tanto più da “ricordare” tanto più nella medesima situazione abbiamo potuto vedere e fare “tante cose” tangibili. Quantità significa prestigio prestigio bellezza e bellezza significa importanza. Importanza significa merito per essere ricordata per sempre e allora, tac foto. Avete mai sentito dal racconto di un amico di ritorno da una vacanza queste parole: ” è stato bellissimo un giorno che ci siamo svegliati con il sole filtrante dagli scuroni! ho provato un emozione talmente positiva che guarda ho fatto anche una foto al lenzuolo illuminato” . Raro. Strano ( anche il vostro amico parrebbe) . Più comune invece è il racconto dello stesso amico che entusiasta vi dice : ” Abbiamo dormito nella camera più esclusiva con vista su una delle 7 meraviglie del mondo, che emozione unica! Guarda che foto ho scattato aperto gli scuroni”. Stesso momento. Eppure ignoriamo una parte più soggettiva, quella legata allo stato d’animo, come se quello che si vede, per paura che ci sfugga di mente e per mostrarlo lo fotografiamo, quello che proviamo come emozione, lo lasciamo scorrere via dalla memoria.

“Il freddo di quella domenica di ottobre mi fece pensare che di li a poco sarebbe arrivato Natale, chissa come sarebbero stati tutti quegli alberi pieni di neve”

E così proviamo. Proviamo a scardinare quello che è stato fino ad ora. Scardiniamo quello che la maggior parte delle persone fa. Proviamo a fare quello che fino ad ora non abbiamo avuto l’attenzione o la curiosità di fare. Iniziamo dal prossimo viaggio, anche dalla prossima gita fatta a soli 10 km da casa nostra. Scattiamo una foto ma non focalizziamo l’obbiettivo su un oggetto particolare o un’attrazione che piace a tutti o che è famosa. Cerchiamo qualcosa che soggettivamente cattura la nostra mente o immortaliamo quello che abbiamo davanti agli occhi quando sentiamo un pensiero forte che inizia ad arrivare alle nostre menti. Poi di ritorno facciamo sviluppare lo scatto e scriviamo dietro la stessa foto, le parole che nel preciso momento in cui scattavamo , giravano per la nostra testa. Sarà bello nel futuro riguardare quelle immagini, rileggerle e riassaporarle con il potere dei ricordi. Sarà di certo un souvenir la cui autenticità ed originalità sarà per certo unica.

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