Alla scoperta di Civita di Bagnoregio

Veduta di Civita dalla terrazza Belvedere

Vi siete mai chiesti come vi viene un’idea su una specifica destinazione? C’è sicuramente un preciso momento, o forse un graduale processo, dove la nostra curiosità viene catturata e viene accresciuta dalle informazioni che un po’ alla volta crescono attorno a quella determinata meta. Solitamente, si viene ispirati da racconti e foto di conoscenti, da documentari e video trasmessi alla TV o da articoli letti in qualche magazine. Anche i social in questo momento hanno un forte peso, si trovano pagine FB e Instagram che sponsorizzano località davvero interessanti.

Per Civita di Bagnoregio, strano da crederci, tutti i canali di cui sopra, intrecciati in un lasso di tempo brevissimo, e cosi una foto per strada trovata su instagram ha preceduto un articolo specifico pubblicato nella mia rivista di viaggi preferita alla quel sono abbonata. Il Weekend dopo una delle mie migliori amiche mi dice che ci sarebbe andata il weekend successivo e mi avrebbe dato tutte le info necessarie. Civita di Bagnoregio, chiamata anche la ” città che muore ” per la sua particolare ubicazione , è uno dei borghi più belli d’Italia ( lo dice il cartello ma è davvero così) e si trova nel alto Lazio, in provincia di Viterbo. L’impatto visivo appena si lascia la macchina al parcheggio di Bagnoregio e ci si affaccia nella terrazza denominata “Belvedere” appresso all’omonimo bar, è davvero suggestivo. Se si potessero eliminare le voci dei turisti e si potesse inserire un sottofondo musicale tipico dei cartoni della Walt Disney, l’immaginazione porterebbe a ritrovarsi dentro la sceneggiatura di un cartone animato.

Il piccolo Borgo sorge dominante su una roccia di tufo, mentre per raggiungerla ,dopo aver pagato l’ingresso a Euro 5, si percorre un ponte panoramico che permette una splendida visuale sugli appennini attorno e permette soprattutto di ammirare il fenomeno erosivo dei calanchi. Scattare qualche foto qui è d’obbligo.

Una volta entrati dentro alle porte del paese, attraverso la porta Santa Maria ( che si trova posizionata nel punto esatto dove gli Etruschi originariamente modellarono l’ingresso della città nella roccia di Tufo) l’idea di entrare a far parte di un modo quasi irreale, si fa ancora più viva. Una piazza dal pavimento sterrato di terra rossa, costruzioni dalle pareti talmente di pietra e mattoni a vista, piante dalla fioritura rigogliosa e colorata che calano dai piccoli balconcini delle abitazioni ( anche se di abitanti a Civita ve ne abitano solo 11) . Vi sono poi due bar con tavolini all’aperto che accolgono gente sorridente che siede con il volto illuminato dal sole. Più in la anche due ristoranti. A dire il vero la visita di questo borgo si consuma in poco tempo: soprattutto se siete dei turisti dal passo veloce e dall’analisi superficiale, vi accorgerete che in una decina di minuti sarete di nuovo al punto di partenza. Tuttavia io sono riuscita a vivermela in un intero pomeriggio, alternando la visita alle attrazioni che vi sono al suo interno. Ho trovato molto interessanti anche i carinissimi negozietti di prodotti tipici tra i quali quello di profumi e prodotti per il corpo completamente naturali ( https://www.acquadicivita.com/) che si trova di fronte alla chiesa San Donato ( pensate che quest ultima ha origini vecchie oltre 1400 anni ed al suo interno vi è ancora custodito, oltre ad alcune reliquie, un crocefisso in legno appartenente alla scuola di Donatello).

Un’altra tappa fondamentale da considerare durante la vostra visita a Civita, utile a comprenderne ancora di più il suo fascino e la sua originalità è il Museo geologico e delle Frane, che aiuterà a capire, attraverso una serie di esposizioni e rappresentazioni, le difficoltà che la stessa città deve affrontare legate al tipo di suolo e di roccia sulla quale sopravvive tuttavia dall’era degli Etruschi, ovvero ben 2500 anni fa. Camminando per le vie, cercate anche la casa di S. Bonaventura, un cardinale filosofo e teologo amico di San Tomaso d’Aquino che insegnò nel XIII secolo all’università Sorbona di Parigi . La costruzione venne ripetutamente negli anni danneggiata dal terremoto prima e dal fenomeno di erosione poi , ma tuttora permane visibile una facciata ed è presente il sotterraneo ( seppure ora non è più agibile).

A proposito di quest ultimo, c’è un altro punto cruciale qui a Civita a lui dedicato, ovvero la Grotta di San Bonaventura. Si narra infatti che il piccolo Giovanni Fidenza era molto debole e malato gravemente. Durante una visita di San Francesco di Assisi a Civita, la madre del bambino disperata depose il figlio sul ciglio della grotta nel quale si trovava il santo e per intercessione del santo stesso, il piccolo guarì. Ad oggi la grotta è visitabile.

Grotta di San Bonaventura

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