Maiorca: ritornare dopo 30 anni

Maiorca nella mia famiglia ha avuto sempre una certa importanza: i miei la visitarono due volte gli anni subiti dopo il matrimonio e ne hanno sempre conservato un ricordo positivo e che reca loro un sorriso tutte le volte che torna loro in mente. Visitarono Maiorca per ben due volte, erano gli anni ’80 e probabilmente le Baleari erano agli esordi della loro fama e non ancora così conosciute al turismo tanto che mi raccontarono , che Minorca e Formentera si potevano visitare solo come gita di un giorno. La piscina del hotel Flamboyan è lo sfondo della foto ricordo che hanno deciso di incorniciare: si tratta di un hotel molto grande e molto bello sito agli inizi di Magaluf , una delle località “cult” che si affaccia sulla costa sud occidentale dell’ isola. Magaluf negli anni ’80 è una delle località più in voga, vicinissima alla capitale Palma di Maiorca vanta a differenza di quest ultima calette ancora più belle, più selvagge, ma al contempo, permette di raggiungere la capitale in pochi minuti di autobus come permette di andare a ballare tutte le sere in una delle discoteche più famose in tutta Europa: il TITO’S. Tutti ne parlano in quegli anni, è uno dei locali più frequentati da personaggi illustre del calibro internazionale, stiamo parlando di personaggi come Frank Sinatra e Liza Minelli, nello splendore degli anni Cinquanta. Parto con questo impegno da parte di mia madre ” quando vai a Maiorca, se riesci, vai anche a Magaluf vai avedere se c’è ancora il nostro hotel soprattutto , andate a ballare al Tito’s!”

Platja de Formentor

Ricordo bene ancora quando nel 2011 la prima volta a Maiorca, quel giorno di giugno di ben 28 anni dopo la data dello scatto immortalato dei miei genitori , andai in avanscoperta per le vie di Magaluf, dopo aver preso un autobus di linea dal Arenal. Guardavo con curiosità gli hotel attorno per cercare il loro nome e speravo di rivedere lo stesso Flamboyan in quella bellezza nuova che avevo studiato dettagliatamente nelle foto. Ad un tratto lo vidi e riconobbi. Era lui identico e riconoscibile nella sua forma anche da lontano ma vissuto e soprattutto non era più cosi unico come era in quel 1983. Al suo fianco vi erano hotel molto più grandi e molto più nuovi come se negli anni avesse perso la sua unicità, il suo fascino che avevo sentito tante volte nei racconti in casa.

Magaluf mi risultò molto diversa rispetto a quella che mi ero immaginata. Fu da subito percepibile come fosse una destinazione adatta a chi amasse la movida: il suo viale principale era un tutt’uno di bar e disco club, quasi irriconoscibili di giorno ma pronti ad esplodere di luci e musica a patire dal calar del sole. Tuttavia le due cose che mi colpirono da subito furono due: l’età molto bassa del turista medio ( sembrava quasi si essere in Florida durante il periodo dello Spring – Break per intenderci) e la nazionalità predominante era quella inglese. L’impressione era quella che i turisti inglesi sopratutto giovani ma non solo, una volta atterrati all’aeroporto di Maiorca, confluissero tutti qui in questa zona come se fosse a loro dedicata: ovunque ovunque sentivo parlare inglese. E questa cosa, seppure piacevole ma molto stonante nei confronti del paesaggio attorno, mi venne confermata da un ragazzo italiano che conobbi, che si era trasferito a Maiorca come barista stagionale. Mi raccontò di una Magaluf che negli anni aveva visto una conversione, passando dalla zona richiesta dai turisti benestanti e venduta soprattutto dagli operatori turistici, a località scelta dai giovani che amavano venire qui sapendo di trovare la più alta concentrazione di locali di tutta l’isola. Le serate erano movimentate e fatte di musica alta e festa, nonché spesso anche rumore in strada di persone che perdevano un po il controllo dopo qualche sorso in più. E così anche il Tito, che un tempo era un locale per pochi, aveva ora un’atmosfera più universitaria, nonostante non avesse perso completamente la sua energia capricciosa e ricca di stile, grazie all’intrattenimento sempre molto ricercato nei dettagli , quale il coinvolgimento di ballerini professionisti e talvolta ospiti importanti. Rimasi un pò delusa. Forse quando si ci creano troppe aspettative questo è il risultato o forse ancora, spesso si crede che se un posto negli anni ( o anche nel presente regala tante belle cose ad una persona, ci aspettiamo capiti lo stesso anche a noi: fenomeno tra l’altro enfatizzato quando quelle persone sono per noi importanti.

La baia di Magaluf

Riprendemmo l’autobus e tornai all’Arenal ( terra invece di “dominio turistico tedesco”). Durante il tragitto di ritorno , guardando il sole che iniziava a scendere, provai a pensare a cosa potevano provare i miei se fossero ritornati a Maiorca. Mi promisi che li avrei portati io, poi li avrei fatti salire su quel autobus e avremmo visitato i posti più belli di Maiorca. Ma ero convinta che quell’isola aveva molto di più da offrire…e lo scopri infatti quando tornai 5 anni dopo.

Se vuoi conoscere alcuni miei suggerimenti sull’isola di Maiorca leggi qui : https://www.portamiinviaggio.it/palma-di-maiorca-una-vacanza-a-360/

Un piccolo squarcio di Palma di Maiorca, la capitale

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